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Tassiamo le multinazionali

È un paradosso tutto italiano: da un lato il nostro tessuto produttivo – costituito per oltre il 90 % da piccole e medie imprese – sopporta oneri fiscali d

 ISCRIVITI A SOVRANISMO NAZIONALEhttps://sovranismonazionale.it/iscriviti?from=prerender Viviamo in un Paese dove la pressione fiscale complessiva supera ormai da anni il 42 % del PIL, ben al di sopra della media europea e tra i livelli più alti dell’area euro. Questo dato – confermato dagli ultimi studi sull’economia tributaria italiana – racconta una realtà che grava in modo pesante sui cittadini e sulle nostre imprese nazionali. Eppure, mentre la barca italiana è carica fino all’orlo, nel mare della fiscalità internazionale prosperano entità economiche che navigano con ben altra leggerezza.Le contraddizioni di un sistema ingiustoÈ un paradosso tutto italiano: da un lato il nostro tessuto produttivo – costituito per oltre il 90 % da piccole e medie imprese – sopporta oneri fiscali di gran lunga superiori alla media. Dall’altro, centinaia di grandi gruppi internazionali pur realizzando profitti enormi sul nostro territorio versano all’erario cifre sorprendentemente basse.Secondo dati recenti, le multinazionali statunitensi presenti in Italia hanno generato 132,5 miliardi di dollari di ricavi ma hanno contribuito al fisco con appena 2,16 miliardi di dollari di imposte. Il rapporto tra fatturato e tasse effettivamente versate è dunque di poco più dell’1,6 % – una percentuale irrisoria se confrontata con l’enorme impatto economico che queste società hanno sul nostro mercato. Peggio ancora, uno studio della Cgia di Mestre denuncia che le piccole e medie imprese italiane versano in totale 24,6 miliardi di euro di tasse, mentre le 25 principali multinazionali del web ne versano solo 206 milioni, nonostante dimensioni economiche impressionanti. Questo significa che, in rapporto alle imposte pagate, una PMI italiana contribuisce al fisco oltre 100 volte più di queste grandi società digitali. Pressione fiscale: numeri che parlano chiaroLe PMI italiane arrivano a pagare un tax rate effettivo di circa il 50 % dei profitti – un onere che soffoca investimenti, innovazione e occupazione. Per contro, le grandi multinazionali riescono a beneficiare di meccanismi di elusione e spostamento degli utili verso giurisdizioni più vantaggiose, riducendo drasticamente la loro base imponibile in Italia. Questa disparità non è un dettaglio tecnico da lasciar cadere nella sterile disputa dei tecnici; è una questione di giustizia economica e sociale. Perché mentre gli imprenditori italiani lottano con la burocrazia e un carico fiscale tra i più pesanti d’Europa, chi guadagna di più dalle attività economiche in Italia spesso paga molto meno di quanto dovrebbe.Un sistema che alimenta disuguaglianzeNon si tratta solo di percentuali e numeri: si tratta di un principio fondamentale. Se un’impresa trae profitto dal mercato italiano, deve contribuire equamente alla coesione sociale di questo Paese. Non è più sostenibile che le regole fiscali sembrino costruite apposta per favorire chi può permettersi strutture societarie complesse, mentre schiacciano chi investe, produce occupazione e porta avanti la nostra economia reale.La proposta che non può più aspettareIl legislatore italiano, insieme ai partner europei, deve urgentemente rivedere le norme che permettono questo spettacolare disallineamento tra ricchezza prodotta e tasse pagate. La strada non è semplice: richiede coerenza internazionale, cooperazione tra Stati, strumenti anti-elusione più severi e un’effettiva applicazione delle regole fiscali esistenti.Ma soprattutto richiede una scelta di campo: dalla parte di chi lavora, investe e crea valore in Italia, non di chi sfrutta le ambiguità di un sistema globale a loro esclusivo vantaggio.Per equità sociale, per competitività, per uno sviluppo sostenibile: non possiamo più aspettare. ISCRIVITI A SOVRANISMO NAZIONALEhttps://sovranismonazionale.it/iscriviti?from=prerender