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Per questo, la nostra testata Sovranismo Nazionale propone apertamente che il Governo istituisca un fondo ordinario e strutturale di assistenza legale e
Ogni giorno uomini e donne in divisa — poliziotti e carabinieri — escono di casa senza sapere se torneranno. Non svolgono un lavoro qualsiasi. Sono chiamati a far rispettare la legge in contesti dove la legge viene sfidata e aggredita.Spesso lo fanno in condizioni operative difficili, con mezzi limitati, affrontando criminali violenti e armati.Eppure, quando nello svolgimento del loro dovere accade l’irreparabile — quando un’azione necessaria di difesa o di intervento si conclude con lesioni gravi o con la morte di chi stava violando la legge — lo Stato, troppo spesso, si ritrae.Quegli stessi agenti che fino a un attimo prima erano “servitori dello Stato” diventano improvvisamente indagati, lasciati soli ad affrontare procedimenti lunghi, costosi, devastanti sul piano umano, familiare ed economico. Indagini che sono legittime, doverose, sacrosante in uno Stato di diritto. Ma che non possono trasformarsi in una condanna anticipata per chi ha agito per proteggere la collettività e sopravvivere.Qui non si chiede impunità, o di sottrarre qualcuno al controllo della magistratura.Qui si chiede giustizia anche per chi la difende.Per questo, la nostra testata Sovranismo Nazionale propone apertamente che il Governo istituisca un fondo ordinario e strutturale di assistenza legale e psicologica per gli agenti di polizia e i carabinieri che, nell’esercizio delle loro funzioni, si ritrovano indagati per fatti connessi all’uso legittimo della forza.Un fondo stabile, non elemosine occasionali.Un fondo trasparente, regolato, verificabile che garantisca difesa legale qualificata, supporto psicologico e tutela della dignità personale fino all’accertamento definitivo dei fatti.Perché c’è una verità che troppi fingono di non vedere: chi affronta un criminale armato non sta compilando un modulo, sta decidendo in una frazione di secondo se vivere o morire. Sta decidendo se permettere a qualcuno di fare del male a un innocente. Sta combattendo una battaglia che la maggioranza dei cittadini non dovrà mai affrontare.Se lo Stato chiede a questi uomini e a queste donne di mettere a rischio la propria vita, allora ha il dovere di non abbandonarli nel momento più difficile. Lasciarli soli significa lanciare un messaggio devastante: “Arrangiati, anche se hai fatto il tuo dovere”.E questo messaggio ha conseguenze. Produce paura di intervenire, paralisi operativa, sfiducia. Produce una società più insicura, non più giusta.Sostenere un fondo di assistenza non significa schierarsi “contro” qualcuno. Significa affermare un principio semplice e profondamente democratico: lo Stato deve proteggere chi lo protegge, nel rispetto della legge e delle garanzie costituzionali.Se chiediamo coraggio a chi indossa una divisa, dobbiamo dimostrare coraggio istituzionale. Se è vero che esistono già tutele legali e fondi di assistenza per poliziotti e appartenenti alle forze dell’ordine che subiscono indagini connesse al servizio, ed è stato introdotto un rimborso per spese legali fino a determinate soglie, è altrettanto vero che non esiste ancora un fondo ordinario automatico e illimitato per tutti i costi legali in tutti i casi di indagine legata all’uso della forza come quello che Sovranismo Nazionale intende promuovere, insieme ai sindacati e associazioni delle forze delle ordine che da anni proseguono nella richiesta di una disciplina più ampia. Sovranismo Nazionale è con loro.