Notizia

Data di pubblicazione:

Blocco Navale Civile, torniamo padroni del mare nostrum

Una rete civile di osservazione del mare, basata sulla tecnologia già presente a bordo di migliaia di imbarcazioni da diporto e collegata alle autorità competenti. È questa l'idea alla base del progetto “Blocco Navale Civile”, iniziativa sperimentale promossa da Sovranismo Nazionale, che punta a coinvolgere i diportisti nella raccolta e nella condivisione di informazioni sul traffico marittimo.

di Francesco Amato  Il mare non è un confine se nessuno lo osserva. È da questa premessa che nasce il progetto “Blocco Navale Civile”, promosso da Sovranismo Nazionale e concepito come una rete civica di osservazione, raccolta dati e segnalazione destinata a collaborare con le autorità marittime.L'idea è tanto semplice quanto ambiziosa: utilizzare una parte delle imbarcazioni da diporto italiane come una rete diffusa di sensori sul mare. Radar, sistemi AIS,  e strumenti di comunicazione già presenti a bordo che consentono ai diportisti aderenti a un protocollo comune di rilevare il traffico marittimo e trasmettere alle autorità informazioni utili su movimenti ritenuti anomali. Evitando sbarchi in pieno giorno come avvenuto ad agosto in Sardegna e Sicilia, sotto gli occhi di bagnanti increduli.Occhi sul mare, informazioni alle istituzioni.È questa, nelle intenzioni dei promotori, la logica del progetto. Come funzionerà ce lo spiega il promotore, sui social alcuni volontari lo chiamano già Comandante, sono tutti imbarcati sull'unità ammiraglia, un veliero di 18 tonnelate e doppia motorizzazione chiamato 1919. Si legge: Diciannove Diciannove specifica la ciurma. Cinquemila imbarcazioni potenziali. Il punto di forza dell'iniziativa sarebbe nei numeri.«In Italia ci sono mezzo milione di imbarcazioni immatricolate, la maggior parte di queste possiede strumentazioni di bordo in grado di intercettare il traffico marittimo con una certa precisione di identificazione da 20 a 50 miglia», spiega Riccardo Corsetto, giornalista e imprenditore ed armatore, fondatore del progetto. La scommessa è raggiungere almeno l'uno per cento di questo universo. Ma già diceci barche presenti nel Mare di Sicilia e tra l'Algeria e  Teulada possono fare la differenza nel monitoraggio. L'AIS oggi consente di avere informazioni impeccabili sul traffico marittimo, ragione per cui Blocco Navale Civile propone l'estensione dell'obbligo dell'AIS a tutte le unità, non solo commerciali, ma anche diportistiche.«Stanno aderendo al protocollo da noi ideato un certo numero di diportisti», racconta Corsetto. «L'obiettivo è arrivare all'1%, in modo da poter contare su una flotta civile di 5000 unità».  Il concetto è quello di una rete distribuita: bastano decine di imbarcazioni, sparse lungo e a largo delle coste critiche, e impegnate nelle normali attività di navigazione, senza modificare i propri itinerari turistici, che condividono informazioni attraverso un protocollo prestabilito.  Una sorta di sentinella tecnologica diffusa.Corsetto sintetizza così l'ambizione: «Un dispiegamento di unità che non può avere nemmeno la Marina Militare». Un'affermazione che rappresenta la visione del promotore e che i promotori hanno in animo di sottoporre alle autorità marittime per eventuali e auspicabili protocolli di collaborazione racconta il legale dell'organizzazione.Il principio resta evidente: una rete composta da migliaia di unità civili potrebbe offrire una capacità di osservazione territorialmente distribuita che una singola struttura, per quanto sofisticata, difficilmente potrebbe replicare nello stesso modo. «Non vogliamo sostituirci alle forze di mare»La linea tracciata dai promotori è netta. Il cittadino non deve trasformarsi in agente di polizia, né il diportista in militare.«Non vogliamo sostituirci alle forze di mare», aveva già chiarito Corsetto, «vogliamo coadiuvare Capitanerie di porto e Guardia Costiera nella segnalazione di attività criminali riconducibili al reato di traffico di esseri umani e clandestinità».La distinzione è fondamentale.Il compito della rete civile sarebbe quello di rilevare e informare. Identificazione definitiva, accertamenti, soccorso, eventuali interventi e attività investigative resterebbero nelle mani delle autorità competenti.Il progetto, dunque, non immagina una privatizzazione del controllo delle acque italiane, ma un modello di collaborazione nel quale la tecnologia disponibile sui mezzi privati viene messa a disposizione della sicurezza pubblica. La “cabina di controllo”È qui che emerge l'elemento più politico della proposta.Corsetto definisce il Blocco Navale Civile «una cabina di controllo, osservazione e informazione» destinata, a suo giudizio, a «compensare il vuoto istituzionale che l'estate 2026 ha mostrato con deprimente evidenza agli italiani».Una denuncia politica, prima ancora che una descrizione tecnica.Il progetto parte infatti dalla convinzione dei suoi promotori che lo Stato debba poter disporre di una capacità di osservazione più capillare delle rotte marittime. Nel primo semestre del 2026, secondo i dati pubblicati da UNHCR, sono state 14.388 le persone arrivate via mare in Italia, con 2.758 arrivi registrati nel solo mese di giugno.  Algeria-Sardegna, la rotta da monitorareUna direttrice marittima conosciuta da anni torna sotto i riflettori. Il progetto del Blocco Navale Civile punta a costruire una rete di osservazione attraverso le imbarcazioni da diporto.Non è una rotta nuova, ma è una rotta che nel 2026 è tornata a far parlare di sé. È quella che collega le coste dell’Algeria alla Sardegna meridionale, una direttrice del Mediterraneo occidentale utilizzata da anni per gli arrivi via mare.Negli ultimi mesi alcuni episodi hanno riportato l’attenzione sul fenomeno. A maggio la Guardia Costiera ha soccorso al largo di Cagliari un’imbarcazione con 49 persone provenienti dall’Algeria. Ad agosto, un’inchiesta della DDA di Cagliari ha portato al fermo di otto persone accusate di essere coinvolte in un’organizzazione che avrebbe gestito traversate dall’Algeria verso la Sardegna. È su questo scenario che Riccardo Corsetto intende sperimentare il Blocco Navale Civile.L’idea è utilizzare la presenza delle imbarcazioni da diporto e la loro strumentazione di bordo per aumentare la capacità di osservazione del tratto di mare tra il Nord Africa e la Sardegna. Radar e sistemi AIS potranno consentire ai diportisti aderenti al protocollo di rilevare il traffico circostante e trasmettere informazioni su navigazioni anomale.